lunedì 6 ottobre 2008

Ho incontrato Klaus, diacono tedesco

Oggi pubblico il racconto di questo incontro. Forse è un po' lungo ma considerata l'importanza che ha per me approfitto della vostra pazienza e lo inserisco per intero.



(Nella Foto da destra il diacono Olindo, il diacono Klaus, il diacono Mario e io).



Lo accompagna Olindo Mariani, diacono della Diocesi di Latina. Lui, Klaus Roginger, 47 anni compiuti proprio oggi 9 ottobre 2008, è un diacono tedesco della Diocesi di Colonia in Germania che da qualche giorno è arrivato in Italia con la moglie Hildegund e i suoi due figli Mathea di 14 anni e Magnus di 15 anni. Con Klaus ci conosciamo tramite mail avendo lui scovato in internet prima il mio blog (http://diaconi.blogspot.com/) e poi il sito dedicato ai diaconi permanenti (http://www.ildiaconato.it/) che da qualche tempo ho lanciato nella rete e che curo personalmente con l’ambizioso obiettivo di realizzare un punto d’incontro virtuale per tutti i diaconi d’Italia.
Klaus è stato ordinato diacono il 15 novembre 1997 e presta il suo servizio ministeriale in cinque parrocchie di due cittadine distanti circa 40 chilometri da Colonia. Proprio quella Diocesi di Colonia che il 28 aprile 1968 vide l’ordinazione dei primi cinque diaconi della storia contemporanea. Proprio quella diocesi affidata a S.E. Mons. J. Frings che nel 1962, durante i lavori del Concilio si era dichiarato contrario alla restaurazione del diaconato. Ebbene Klaus, propriene proprio da quella diocesi e in questi giorni è ospite di Olindo a Terracina con la sua famiglia per una vacanza e non appena ha maturato l’idea di venire da queste parti ha pensato che fosse il momento giusto per incontrarci. Una bella iniziativa in quanto ci consente di aprire le nostre reciproche conoscenze con uno sguardo al diaconato su una dimensione europea.


Ci incontriamo sulla superstrada Formia/Cassino sabato 4 ottobre alle 10.00 per andare insieme a fare una visita all’Abbazia di Montecassino. Insieme a noi c’è la sua famiglia al completo, c’è il diacono Olindo Mariani e, invitato all’ultimo momento, il diacono Mario Elpini di Ausonia, la cui sorella per qualche anno ha abitato in un paesino proprio della diocesi di Colonia.
L’incontro è un abbraccio di simpatia reciproca fra tutti. Un momento bello di fraternità diaconale che abbiamo cercato e voluto e che ora riusciamo a concretizzare.
Questa occasione di incontro è molto importante in quanto ci consente di conoscere da vicino la realtà del diaconato tedesco dove il movimento per il ripristono di questo ministero aveva preso le mosse già all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale. Furono proprio alcuni sacerdoti e laici tedeschi a lanciare questa ipotesi prima del Concilio Vaticano II. Ricordiamo fra tutti il gesuita O. Pies, i laici j. Hornef e H. Kramer e il sacerdote W. Schamoni. Tra questi già nel 1951 fu Kramer a fondare la prima Comunità del Diaconato a Friburgo. Poi, nel 1954 ne nacque un'altra a Monaco con il fattivo appoggio dell’Arcivescovo J. Dopfner e del teologo K. Rahner.
Tutto ciò per dire quanto sia stata rilevante per la storia del diaconato il movimento originato in Germania e quanto, ancora oggi, per molti versi, la realtà tedesca offre motivo di riflessione per l’evoluzione e le prospettive del diaconato così come tratteggiate dalla Commissione Teologica Internazionale in un noto documento del 2003. Proprio questo documento, infatti, riconosce un forte sviluppo del diaconato nei paesi industrializzati del Nord, tra i quali la Germania.
Ecco allora il grande interesse ad entrare in contatto con il mondo tedesco che, occasionalmente, l’amico diacono Klaus permette di realizzare come primo approccio per una conoscenza più ampia e necessaria.
Klaus, che presta il suo servizio ministeriale in cinque parrocchie, è un diacono a “tempo pieno”. “Dopo l’ordinazione –ci racconta- ho lasciato il mio lavoro di insegnante e sono stato inviato, come diacono permanente, in alcune parrocchie dove collaboro con il parroco. Questo mio primo servizio l’ho svolto per otto anni. Poi –prosegue- nel 2005 mi è stato chiesto di trasferirmi in un altro luogo. In particolare, insieme alla mia famiglia vivo nella canonica della parrocchia di St. Elisabeth nella cittadina di Neuss. Collaboro con il parroco che cura altre quattro parrocchie. Il mio servizio si svolge in tre di queste parrocchie. Oltre a St. Elisabeth dove vivo, sono impegnato anche nelle parrocchie di St. Hubertus e St Martinus tutte e tre nel Comune di Neuss e contano complessivamente 8.000 abitanti. Ma, come dicevo, il mio parroco ha anche altre due parrocchie: una sempre nel Comune di Neuss, St Stephanus e una nel Comune di Korschenbroich-Glehn, intitolata a St. Pankratius. Con il parroco collaborano anche due cappellani e due laici che hanno studiato teologia. In totale la popolazione delle cinque parrocchie ammonta a circa 14.000 abitanti di cui almeno la metà è cattolica”.
Nel mentre Klaus mi racconta queste cose ci avviciniamo all’Abbazia di Montecassino. Siamo ai piedi della montagna e abbiamo già avuto modo di osservarla nella sua imponenza.
Klaus è attento al paesaggio e con curiosità getta lo sguardo alla storica Abbazia. Io gli spiego che il nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio è stato, fino allo scorso anno l’Abate e che ora il Santo Padre ha voluto donarlo alla Chiesa Gaetana. Lui annuisce e mi chiede notizie sulla storia di Montecassino. Nel mentre ci inerpichiamo sulla montagna provo a delineare alcune tappe della lunga e gloriosa storia del Monastero Benedettino culla e faro della cultura europea. Klaus appare veramente contento e meravigliato. Solo alla fine fornisco qualche breve cenno alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla straordinaria opera di ricostruzione che è stata compiuta in questi decenni.
Ma eccoci all’ingresso del grande complesso architettonico che compone l’Abbazia. Ogni volta che si sale quassù, un brivido di emozione mi assale al solo pensiero della storia che ha attraversato queste spesse mura di pietra. Nel frattempo arriva un acquazzone che ci impedisce di scendere dall’automobile. E’ l’occasione per riprendere il colloquio sulla realtà del diaconato in Germania e ascoltare la sua esperienza.
Klaus racconta che nelle tre parrocchie dove lui presta il suo servizio amministra i battesimi, (quasi tutti celebrati fuori dalla messa), presiede al rito funebre nei giorni del giovedì e del venerdì e spesso ha celebrato anche i matrimoni. “E’ un servizio molto accettato dalla gente –dice Klaus- qui nessuno si meraviglia che sia un diacono ad impartire questi sacramenti e una volta al mese ho il compito di tenere le omelie in tre parrocchie. Anche questa –aggiunge- una bella esperienza che la gente apprezza. Tutto ciò è il frutto di una azione pastorale che la Chiesa porta avanti con convinzione”.
Intanto la pioggia è terminata e ci avviamo all’entrata. Il cancello è aperto e tutto il gruppo composto dalla famiglia di Klaus, da me e dagli amici Olindo e Mario ci avviamo verso l’entrata e il primo chiostro dell’Abbazia. Klaus è colpito dall’imponenza e dalla semplice bellezza di questo luogo così ricco di storia, di cultura e di arte. Per tutta la mattinata facciamo la nostra visita nel corso della quale non manca una capatina al negozio dei souvenir e all’antica erboristeria.
Verso le 12.30 siamo in macchina sulla strada del ritorno e cogliamo questa opportunità per riprendere il discorso sul servizio che svolge nelle parrocchie dove è stato inviato. “Oltre a curare la gestione delle tre parrocchie, guido le catechesi per le famiglie e quella per la 1° comunione che dura un semestre. Inoltre il venerdì porto la comunione agli ammalati. Tutto ciò, comunque, -prosegue Klaus- è in piena collaborazione con il parroco don Michael Tewes che ha 44 anni e che condivide la realtà del diaconato sostenendola e promuovendola con determinazione”.
Nel frattempo giungiamo presso la mia abitazione a Castelforte dove ho l’occasione di presentarli mia moglie Franca e i figli Domenico e Lucia. Per il pranzo ci raggiunge anche don Cristoforo Adriano, il parroco di San Giovanni Battista in Castelforte, e don Gustavo un sacerdote del Congo che è qui per aiutare nelle celebrazione. Nel corso del pranzo prosegue la conversazione e nel tardo pomeriggio Klaus e la famiglia accompagnato da Olindo (diacono di Priverno) ci lasciano per far ritorno a Terracina.


Ci rivedremo il giorno seguente presso l’Abbazia di Casamari dove abbiamo partecipato insieme (la sua famiglia, la mia e quella di Olindo) ai Vespri della domenica cantati dai monaci cistercensi. Anche questo un incontro arricchente. Ci lasciamo con la promessa che lui una volta in Germania mi invierà una relazione più dettagliata della sua esperienza diaconale e daremo un seguito e un futuro a questa bella amicizia che ci unisce nella fraternità diaconale.

2 commenti:

Mario ha detto...

Immensamente contento dell'invito "all'ultimo momento" riporto una considerazione che abbiamo condiviso con Vincenzo, Klaus e Olindo! Malgrado le evidenti difficoltà linguistiche (è vero che Klaus sta prendendo lezioni di Italiano e se la cava discretamente, ma...esprimere concetti piu' complessi è un'altra cosa, è vero che la moglie Gundi parla inglese, ma il mio inglese è peggio dell'italiano di Klaus...è tutto dire!)ci siamo compresi molto piu' di quanto osassimo sperare e quando io l'ho fatto notare, Klaus ha affermato:"E' lo Spirito Santo che ci fa comprendere". E' vero, quando non metti l'impermeabile per impedire alla pioggia dello Spirito di bagnarti, i frutti che Esso produce sono inimmaginabili, copiosi, misteriosi...e quanta gioia danno!!!
Grazie Signore! Grazie Vincenzo, grazie Olindo, grazie Klaus!!!

fraternamente Mario (diacono)

luigi vidoni ha detto...

Grazie per questa tua e vostra testimonianza! Scusa se non mi sono fatto sentire prima a questo proposito...
Sono esperienze queste che lasciano veramente il segno! Capisci che non c'è latitudine e che la grazia ricevuta è condivisibile anche al di là della lingua e della nazionalità ed della differenza di esperienze di chiesa… Ti arricchisce e vedi che questa "grazia" è possibile che si sviluppi sempre di più; ti senti un "corpo" e prendi coraggio e le difficoltà della concretizzazione sono superabili…
E' bello sentirsi una famiglia! E' intessendo rapporti come questi, tra diaconi diversi di chiese diverse, che si crea una mentalità che fa fiorire questa "novità"…
Grazie!
Luigi