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lunedì 13 gennaio 2014

Vangeli festivi nel tempo di Natale fino al Battesimo di Gesù

Ed ecco i nostri commenti fino al Battesimo di Gesù
 IV DOMENICA DI AVVENTO

NATALE

DOMENICA DOPO NATALE - FESTA DELLA FAMIGLIA

MARIA SS MADRE DI DIO

2° DOMENICA DOPO NATALE

EPIFANIA

BATTESIMO DEL SIGNORE

Ogni settimana i nostri commenti sono pubblicati sul sito www.korazym.org nella rubrica Vangeli Festivi.

Buon cammino
Francesca Maria e Vincenzo





venerdì 26 luglio 2013

Da Papa Francesco la forza di sognare una Chiesa e un mondo nuovo.



In questi giorni Papa Francesco è in Brasile e, ancora una volta, le sue parole colpiscono il cuore e, soprattutto, ci aiutano a guardare in avanti con fiducia. Vorrei sottolineare solo alcune delle cose che ha detto ieri:

IL PAPA AI GIOVANI  Non perdete la speranza. La realtà può cambiare, cercate per primi il bene comune.

IL PAPA ALLA CHIESA Voglio che la Chiesa esca fuori, sulle strade...che non sia una Chiesa chiusa... chiedo scusa ai vescovi, ma è questo il consiglio migliore che posso dare. Dobbiamo lottare contro ogni esclusione... quasi un'eutanasia silenziosa. No all'esclusione delle due "punte", giovani e anziani... Così non ci sarà futuro per la società...

IL PAPA IN VISITA AD UNA FAVELA Mi dispiace che state qui ingabbiati ma devo confessarvi che qualche volta mi sento ingabbiato anche io...

E A PROPOSITO DELLA PREGHIERA
"La vita cristiana non si limita al pregare ma richiede un impegno continuo e coraggioso che nasce dalla preghiera"(Papa Francesco)...

 Grazie Santo Padre di ricordarci queste cose perché, a volte, guardandomi attorno resto confuso... Spero vivamente

- che "la realtà possa cambiare";
- che la Chiesa riesca ad uscire fuori sulle strade per testimoniare concretamente (nei fatti) la fede e che vesta i panni del Samaritano;
- che nessuno si senti in gabbia e possa, con libertà, dire ciò che pensa senza aver paura di essere messo da parte, emarginato e magari finire all'indice come, (mi dispiace) accade;
- che si comprenda che la preghiera è solo ciò che deve aiutarci a compiere le opere sollevando i fratelli dalla miserie materiale e spirituale;
- che la Chiesa sia "povera" per abbracciare i "poveri"...che viva la sobrietà, la semplicità, la purezza della prima ora e che ogni battezzato abbia, veramente, la sua dignità di Figlio di Dio .

Come diacono spero vivamente che questo ministero sia a servizio della Chiesa e del popolo di Dio e che noi diaconi prendiamo coscienza che il nostro compito è quello di chinarci sulle piaghe degli uomini per accarezzarle, medicarle e alleviare le sofferenze.

Direi che se tutto questo si può sognare si può anche realizzare.

"Non fatevi rubare la speranza" da chi si sente sempre un gradino più in alto e ci giudica e giudicandoci ridacchia e ridendo vestito a festa propone solo gesti coreografici privi di vita.

"Non fatevi rubare la speranza" da chi vivendo nell'agio e senza problemi non si cura di abbracciare i poveri e si nasconde dietro la costruzione di teorie mentre l'uomo vero muore di fame e nella sofferenza.

"Non fatevi rubare la speranza" da chi crede che tutto gli è dovuto e che il suo status lo abilita ad esercitare un "potere" e non un "servizio" come, invece, dovrebbe essere.

"Non fatevi rubare la speranza" da ricchi e potenti che opprimono gli uomini per il loro tornaconto personale.

Mi piacerebbe leggere i vostri commenti, le vostre riflessioni i vostri pareri.
Grazie










 

giovedì 20 giugno 2013

A proposito di certi commenti su Papa Francesco

Non so se è capitato anche a voi ma io ogni tanto sento da parte di "qualcuno" dei commenti su Papa Francesco che mi fanno paura... e mi spiego...c'è chi ironizza sulle folle che frequentano San Pietro, c'è chi ironizza sul suo modo di frequentare il popolo di Dio, c'è chi, insomma, appare geloso di tanto "interesse" per Papa Francesco e questo mi f...a paura ... insomma c'è chi frena volendo conservare non la nobile "TRADIZIONE DELLA ORIGINI" ma semplicemente quel "vecchio e comodo status quo" nel quale ci si sguazza bene mentre il popolo di Dio...soffre !!!

Aggiornare lo stile della fede è ormai necessario e sarebbe il caso che come ha ripetuto anche ieri Papa Francesco: "I cristiani non siano ipocriti o moralisti senza bontà, capaci solo di dettare regole o vuoti precetti". NON SOLO...
Papa Francesco ha anche criticato "gli intellettuali senza talento e i portatori di bellezze da museo: questi sono gli ipocriti ai quali Gesù rimprovera tanto", con riferimento all'atteggiamento degli scribi e dei farisei descritto nel Vangelo.

mercoledì 12 giugno 2013

Una Chiesa ricca è una Chiesa che invecchia: il Vangelo si annuncia con gratuità


Il Vangelo va annunciato con semplicità e gratuità: è quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha inoltre ribadito che, nella Chiesa, la testimonianza della povertà ci salva dal diventare dei meri organizzatori di opere. Ed ha avvertito che quando vogliamo fare una “Chiesa ricca”, la Chiesa “invecchia”, “non ha vita”. Alla Messa – concelebrata, tra gli altri, dall’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller – hanno preso parte i sacerdoti e collaboratori della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia partendo dall’esortazione rivolta da Gesù agli Apostoli inviati ad annunciare il Regno di Dio. Un annuncio, ha detto, che il Signore “vuole che si faccia con semplicità”. Quella semplicità “che lascia posto al potere della Parola di Dio”, perché se gli Apostoli non avessero avuto “fiducia nella Parola di Dio”, “forse avrebbero fatto un’altra cosa”. Papa Francesco ha dunque indicato la “parola-chiave” delle consegne date da Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Tutto è grazia, ha soggiunto, e “quando noi vogliamo fare in una modalità dove la grazia” viene “un po’ lasciata da parte, il Vangelo non ha efficacia”:

“La predicazione evangelica nasce dalla gratuità, dallo stupore della salvezza che viene e quello che io ho ricevuto gratuitamente, devo darlo gratuitamente. E dall’inizio erano così, questi. San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare. Filippo, quando ha trovato il ministro dell’economia della regina Candace, non ha pensato: ‘Ah, bene, facciamo un’organizzazione per sostenere il Vangelo…’ No! Non ha fatto un ‘negozio’ con lui: ha annunziato, ha battezzato e se n’è andato”.

Il Regno di Dio, ha proseguito, “è un dono gratuito”. Ed ha rilevato che, sin dalle origini della comunità cristiana, questo atteggiamento è stato soggetto a tentazione. C’è, ha detto, “la tentazione di cercare forza" altrove che nella gratuità, mentre la “nostra forza è la gratuità del Vangelo”. Ancora, ha rilevato che “sempre, nella Chiesa, c’è stata questa tentazione". E questo crea “un po’ una confusione”, ha avvertito, giacché così “l’annuncio sembra proselitismo, e per quella strada non si va”. Il Signore, ha aggiunto, “ci ha invitato ad annunciare, non a fare proseliti”. Citando Benedetto XVI, ha così sottolineato che “la Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione”. E questa attrazione, ha proseguito, viene dalla testimonianza di “quelli che dalla gratuità annunziano la gratuità della salvezza”:

“Tutto è grazia. Tutto. E quali sono i segni di quando un apostolo vive questa gratuità? Ce ne sono tanti, ma ne sottolineo due soltanto: primo, la povertà. L’annunzio del Vangelo deve andare per la strada della povertà. La testimonianza di questa povertà: non ho ricchezze, la mia ricchezza è soltanto il dono che ho ricevuto, Dio. Questa gratuità: questa è la nostra ricchezza! E questa povertà ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori… Si devono portare avanti le opere della Chiesa, e alcune sono un po’ complesse; ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore, no?”

“La Chiesa – ha aggiunto - non è una ong: è un’altra cosa, più importante, e nasce da questa gratuità. Ricevuta e annunziata”. La povertà, ha quindi ribadito, “è uno dei segni di questa gratuità”. L’altro segno, ha aggiunto Papa Francesco, “è la capacità di lode: quando un apostolo non vive questa gratuità, perde la capacità di lodare il Signore”. Lodare il Signore, infatti, “è essenzialmente gratuito, è un’orazione gratuita: non chiediamo, soltanto lodiamo”:

“Questi due sono i segni del fatto che un apostolo vive questa gratuità: la povertà e la capacità di lodare il Signore. E quando troviamo apostoli che vogliono fare una Chiesa ricca e una Chiesa senza la gratuità della lode, la Chiesa invecchia, la Chiesa diventa una ong, la Chiesa non ha vita. Chiediamo oggi al Signore la grazia di riconoscere questa gratuità: ‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’. Riconoscere questa gratuità, quel dono di Dio. E anche noi andare avanti nella predicazione evangelica con questa gratuità”.

Pregare per i Vescovi e Preti perchè siano pastori e non lupi

Pregate per i preti e i vescovi perché non cedano alla tentazione dei soldi e della vanità ma siano al servizio del popolo di Dio: è una delle esortazioni di Papa Francesco,
L’omelia del Papa parte dal brano degli Atti degli Apostoli in cui Paolo esorta gli “anziani” della Chiesa di Efeso a vegliare su se stessi e su tutto il gregge, ad essere pastori attenti ai “lupi rapaci”. E’ una delle “più belle pagine del Nuovo Testamento” – ha sottolineato il Papa – “piena di tenerezza,
di amore pastorale” in cui emerge il “bel rapporto del vescovo col suo popolo”.
I vescovi e i preti – spiega – sono al servizio degli altri, per custodire, edificare e difendere il popolo. E’ “un rapporto di protezione, di amore fra Dio e il pastore e il pastore e il popolo”:

“Alla fine un vescovo non è vescovo per se stesso, è per il popolo; e un prete non è prete per se stesso, è per il popolo: al servizio di, per far crescere, per pascolare il popolo, il gregge proprio, no? Per difenderlo dai lupi. E’ bello pensare questo! Quando in questa strada il vescovo fa quello è un bel
rapporto col popolo, come il vescovo Paolo lo ha fatto col suo popolo, no? E quando il prete fa quel bel rapporto col popolo, ci dà un amore: viene un amore fra di loro, un vero amore, e la Chiesa diventa unita”.

Il rapporto del vescovo e del prete col popolo – ha proseguito il Papa - è un rapporto “esistenziale, sacramentale”. “Noi – ha aggiunto - abbiamo bisogno delle vostre preghiere” perché “anche il vescovo e il prete possono essere tentati”. I vescovi e i preti devono pregare tanto, annunciare Gesù Cristo Risorto e “predicare con coraggio quel messaggio di salvezza”. “Ma anche noi siamo uomini e siamo peccatori” e "siamo tentati". E quali sono le tentazioni del vescovo e del prete?:

“Sant’Agostino, commentando il profeta Ezechiele, parla di due: la ricchezza, che può diventare avarizia, e la vanità. E dice: ‘Quando il vescovo, il prete si approfitta delle pecore per se stesso, il movimento cambia: non è il prete, il vescovo per il popolo, ma il prete e il vescovo che prende dal popolo’. Sant’ Agostino dice: ‘Prende la carne per mangiarla alla pecorella, si approfitta; fa
negozi ed è attaccato ai soldi; diventa avaro e anche tante volte simoniaco. O se ne approfitta della lana per la vanità, per vantarsi’”.

Così – osserva il Papa – “quando un prete, un vescovo va dietro ai soldi, il popolo non lo ama e quello è un segno. Ma lui stesso finisce male”. San Paolo ricorda di aver lavorato con le sue mani, “non aveva un conto in banca, lavorava. E quando un vescovo, un prete va sulla strada della vanità, entra nello spirito del carrierismo – e fa tanto male alla Chiesa – fa il ridicolo alla fine, si vanta, gli piace farsi vedere, tutto potente… E il popolo non ama quello!”. Pregate per noi – ripete il Papa - “perché siamo poveri, perché siamo umili, miti, al servizio del popolo”. Infine, suggerisce di leggere il capitolo 20 versetti 28-30 degli Atti degli Apostoli dove Paolo dice: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare
dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé”:

“Leggete questa bella pagina e leggendola pregate, pregate per noi vescovi e per i preti. Ne abbiamo tanto bisogno per rimanere fedeli, per essere uomini che vegliano sul gregge e anche su noi stessi, che fanno la veglia proprio, che il loro cuore sia sempre rivolto al suo gregge. Anche che il Signore ci difenda dalle tentazioni, perché se noi andiamo sulla strada delle ricchezze, se andiamo sulla strada della vanità, diventiamo lupi e non pastori, pastori. Pregate per questo, leggete questo e pregate. Così sia”.

UN ABBRACCIO
vincenzo

mercoledì 27 marzo 2013

Fanno pena parrocchie chiuse, bisogna uscire...

 Anche questa mattina nella sua prima udienza generale Papa Francesco mi ha commosso. Ascoltare il suo dire semplice, quotidiano e tanto "vero" ci accarezza il cuore e ci dona quella tenerezza che è capace di farci rinascere. Tra le cose che ha detto questa mattina desidero sottolinearne una: "Fa pena" vedere "tante parrocchie chiuse, bisogna uscire, bisogna andare incontro agli altri per portare la luce e la gioia della nostra fede. Bisogna uscire sempre con l'amore e la tenerezza di Dio".  
Ma non basta. Papa Francesco ha anche sottolineato come la "la casa di Gesù è la gente"  e ha esortato ad ''uscire da noi e andare verso le periferie dell'esistenza. Vivere la Settimana santa andando incontro agli altri, a chi ha più bisogno di aiuto''.
In questo modo sta scrivendo l'enciclica della "povera gente", di chi ogni giorno suda, fatica, si sporca le mani con il lavoro, soffre, spera e vive. Il messaggio di Papa Francesco è chiaro: il Vangelo è vita. L'evagelizzazione passa attraverso la vita quotidiana. Il resto direbbe qualcuno sono "chiacchiere e distintivi".
Gesù ha attraversato la terra di Galilea incontrando le persone, parlando alla gente, mostrando con l'esempio cosa è l'amore. Il resto può avere senso se nella persona che annuncia c'è questo "prius" che "vita quotidiana" con i suoi affanni, i suoi dubbi, i suoi perchè.
Con le parole possiamo fare grandi discorsi, toccare vette di alta teologia (che restano comunque cose importanti e necessaroie) ma se la vita non è toccata dall'amore tutte le parole sono costruzioni sapienti che non toccano il cuore.
Anche noi diaconi che siamo chiamati in maniera specifica al servizio siamo fortemente interpellati da Papa Francesco. La nostra testimonianza per essere credibile ha bisogno di gesti, di azioni, di opere, di vita concreta vissuta tra quanti hanno bisogni materiali e spirituali e "gridano aiuto".
"Nella sua missione terrena - ha osservato papa Bergoglio - Gesù ha percorso le strade della Terra santa, ha chiamato 12 persone semplici perchè condividessero il suo cammino e la sua missione, ha parlato a tutti senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ha portato la misericordia di Dio, ha guarito, compreso, dato speranza". Gesù, ha commentato, non vive questo in "modo passivo", ma si consegna con fiducia a Dio". Questo per il cristiano significa che "questa è anche la mia, la tua, la nostra strada" e così vivere la settimana santa è "imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell'esistenza, per primi verso i nostri fratelli e sorelle, soprattutto i più lontani quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione e aiuto". La logica della croce, ha spiegato, "non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore  e del dono di sè che porta la vita" e "entrare nella logica del Vangelo significa uscire da noi stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dai propri schemi che finiscono per chiuderci".
"Spesso - ha osservato il Papa - ci accontentiamo di qualche preghiera, di qualche messa domenicale, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di uscire, siamo un pò come san Pietro, che non appena Gesù parla di dono di sè" scappa.
 

mercoledì 14 settembre 2011

Scristianizzazione: una provocazione per riflettere.




Ne sentiamo parlare sempre più e da voci sempre più autorevoli. I credenti, soprattutto nell'occidente, diminuiscono. La Germania è quella che, probabilmente, ne mostra in maniera più evidente la concretezza.


Le indagini dei sociologi mettono al centro delle loro analisi questa realtà e le statistiche (i freddi numeri) le accreditano. Ma non basta. Anche tra i credenti sembra che la situazione sia problematica. Basti pensare che, sempre in Germania, solo il 58,7 % dei cattolici e il 47% dei protestanti crede che Dio ha creato la terra, ancora meno -scrive Andrea Galli su Avvenire di oggi a pagina 27- sarebbero coloro che credono nel concepimento verginale di Maria o nella Resurrezione dei morti.... L'età media dei praticanti non è incoraggiante: superiore ai 60 anni sia per i cattolici che per i protestanti.


Il cristianesimo, insomma, sarebbe solo un orizzonte culturale di questo tempo. E la FEDE dove è finita? Quale è il significato della parola FEDE? In che cosa crediamo? Il Santo Padre continua a predicare il coraggio della verità anche a costo di essere impopolare o insultato o disprezzato. Che fare? Il Consiglio della Chiesa evangelica a Stoccarda nel 1945 pensò che fosse necessario:


"Annunciare con più coraggio, pregare con più fiducia, credere con più gioia, amare con più passione".


E oggi è ancora questo un possibile programma? Me lo chiedo da tempo e non ho ancora una risposta. Alcuni ordini monastici di questo tempo credono che sia il momento di ridare vita a quelle antiche oasi di preghiera che sono i monasteri contemplativi dove la preghiera s'incarna con la vita di quanti vi dedicano l'intera esistenza diventando luce per chi decide di farsi aiutare a ritrovare la FEDE.


Chi frequenta questi luoghi nascosti sono soprattutto giovani in ricerca di autenticità o persone in crisi o alla ricerca di verità e di senso. Lasciano le città per trovare pace e gioia.


Io comincio a credere che questo sia un luogo nel quale possano stare insieme non solo monaci e monache, ma anche famiglie e clero. Una sfida per una vera e autentica riscoperta del cristianesimo da vivere oggi per contribuire a costruire la Chiesa del presente e del futuro.




martedì 13 luglio 2010



"Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".
Sarebbe il caso di chiederci quanto di Marta c'è in ognuno di noi; sarebbe il caso di ripensare meglio alla nostra esperienza di ascolto della Parola di Dio; sarebbe il caso ...
Questo nostro tempo non solo appare ma è sempre più vissuto con agitazione, con affanni e tutto nel nome di un efficientismo elevato a valore supremo (quasi un dio).
Il Vangelo di questa 16° domenica del tempo ordinario che cade nel pieno dell'estate è un invito a fermarci un po'; un invito a riflettere; un invito a rileggere la nostra esistenza con un metro di valutazione diverso.
Gesù ci dice che Maria, "ha scelto la parte migliore" che noi tralasciamo perchè sempre più presi dal vortice nel quale siamo immersi.
Mi sembra che anche noi diaconi cadiamo in questa tentazione e magari ci difendiamo dicendo che siamo chiamati al servizio, al fare... eppure, il Signore Gesù invita tutti, anche noi, a fermarci per ascoltare la sua Parola e ridare ossigeno al nostro respiro spirituale.

mercoledì 6 gennaio 2010

Epifania del Signore



I Magi s'inchinano davanti al Dio bambino. Portano doni dalle loro terre; portano doni da terre lontane e dalle quali erano riusciti a vedere una stella; portano doni guidati da una stella fino alla povera grotta di Betlemme. I Magi portano a Gesù alcuni doni: l'oro, simbolo della regalità; l'incenso, simbolo della divinità e la mirra, segno della sofferenza.
Si tratta di tre doni che segnano in maniera profonda la figura di Gesù e ne indicano le note più evidenti. Gesù è Re, Gesù è Dio, Gesù dovrà soffrire.
Ma chi sono questi magi? Sicuramente persone fuori dal comune, persone che posseggono conoscenze scientifiche, persone che, quindi, evidenziano di possedere un'ottima cultura. Ma non solo. I Magi sono anche persone che, nell'immenso del firmamento sanno, riconoscere una stella capace di guidarli. Anche questa è una caratteristica fuori dal comune. Tutto questo per farci intendere che anche gli uomini di scienza, gli uomini che posseggono una cultura ampia hanno la capacità di saper riconoscere la presenza di Dio. Non solo i pastori si recano a trovare Gesù, non solo i semplici, quindi, rendono onore al Figlio di Dio ma anche i potenti e sapienti magi (studiosi, scienziati, ecc.) sanno riconoscere il Figlio di Dio al punto da adorarlo.
Un bel messaggio in tempi nei quali, spesso la scienza si presenta come incapace di riconoscere la propria finitudine proponendosi come autosufficiente. I Magi ci fanno, invece, scoprire che tutti, ma proprio tutti, dipendiamo dal Signore Dio. Un Dio che guida la storia e che ci lascia pienamente liberi di riconoscerlo.
Buona Epifania, allora, a tutti gli uomini di buona volontà.

giovedì 31 dicembre 2009

Ringraziamo il Signore con il canto del Te Deum



Siamo giunti all'ultimo giorno dell'anno 2009. E' tempo di bilanci. Ognuno getta lo sguardo indietro, rilegge fatti e avvenimenti, rivede volti ed esamina situazioni.

Anche la Chiesa celebra e ringrazia cantando il Te Deum. Autore di questo canto per antica tradizione è ritenuto essere San Cipriano di Cartagine anche se, una leggenda dell'VIII secolo accredita l'ipotesi che sia stato composto da Sant'Ambrogio e Sant'Agostino il giorno di battesimo di quest'ultimo nel 386 a Milano. Oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta, vescovo di Remesiana (oggi Bela Palanka alla fine del IV secolo). Ma questa sera questo antico canto di ringraziamento risuonerà in tutte le Chiese del mondo.

Volendo condividerlo con voi tutti vi propongo di ascoltarlo in questo suggestivo video http://www.youtube.com/watch?v=hbFZrLw0DJo&feature=related

Ecco il testo in italiano

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

venerdì 18 dicembre 2009

4° Domenica di Avvento - Anno C



"Santificati per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo".

Solo lo Spirito Santo può farci percepire pienamente questa realtà. Il Vangelo di questa domenica che ci descrive la visita di Maria alla cugina Elisabetta ci permettere di cogliere come lo Spirito Santo abbia consentito alla stessa Elisabetta di esclamare a gran voce:

" Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

E anche noi in questa domenica vogliamo, dobbiamo e possiamo dirlo con forza. Questa verità ci riempie il cuore e ci aiuta camminare lungo le strade storte di questo mondo cercando di guardare in avanti per chiedere di gioie ed esultare per il Dio che viene.

domenica 13 dicembre 2009

3° Domenica di Avvento - Anno C

"Che cosa dobbiamo fare?"

E' una bella domanda che chissà quante volte abbiamo rivolto al Signore.

Abbiamo anche atteso una risposta e, spesso, un po' per distrazione un po' per sfiducia non siamo riusciti a sentire la voce di Dio.

L'evangelista Luca ci invita all'onestà e a non abusare della nostra posizione. Tutto però, in questa domenica, si inquadra all'interno del tema della gioia. Una gioia che non è star bene, non è avere tutto ciò che desideriamo ma è, appunto, il percepire la presenza di Dio attorno a noi e in noi.

Si tratta di una presenza di cui abbiamo fame e che desideriamo più di ogni altra cosa. Se è così chiediamo al Signore di poter ascoltare la sua presenza e la sua voce. Rivolgiamo al Signore questa supplica con la speranza forte che Lui, Padre buono e misericordioso, esaudirà la nostra richiesta e si farà percepire e ascoltare nel profondo del nostro cuore.

Chiediamo, quindi, al Signore il "dono della gioia"; chiediamo al Signore "cosa dobbiamo fare"; chiediamolo soprattutto quando i problemi di questa vita ci stringono alla gola e il respiro si fa affannoso.

A forza di chiedere avremo una risposta da Lui più che da quanti ci vivono accanto e che consideriamo o abbiamo considerato più di quello che in realtà sono.

Solo il Signore, infatti, può sfamare la nostra sete di Lui!!!


P.S. In questo giorno ricordo anche la Santa Lucia e la sua fulgida testimonianza di fede. Il nome di Lucia, infatti, è portato dalla mia mamma e da mia figlia e, quindi, c'è un particolare legame che mi unisce a questa martire cristiana.

giovedì 19 novembre 2009


XXXIV Domenica del Tempo Ordinario
Gv "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".
Con questa domenica si conclude l'anno liturgico. E' la domenica nel quale siamo chiamati a dare Gloria al Cristo Re dell'Universo. Immagine di grande suggestione e capace di animare una profonda commozione. Così si diceva una volta. Ma oggi è ancora possibile fare questa considerazione in un mondo che appare avere smarrito ogni bussola?
Mi chiedo questo e lo chiedo a voi cari amici che frequentate questo blog. C'è ancora qualcuno capace di riconoscere veramente Gesù, come il Cristo Re dell'Universo? Me lo auguro dal più profondo del cuore ma a volte i dubbi che questo riconoscimento ci sia mi attraversano la mente e la ragione si perde in un mare indistinto di volteggi che riescono a trovare pace solo se incontrano il desiderio del cuore che guarda l'infinito.
Dico questo perchè mi sembra di cogliere nei cristiani che incontro e anche in me stesso una forma di attaccamento al Signore solo come ancora di salvezza dai "mali" che siamo chiamati a vivere e non riusciamo, invece, ad abbandonarci profondamente e veramente in Lui. La fiducia che Lui sia per noi l'unico punto fermo dell'universo spesso lo dimentichiamo. Cerchiamo e chiediamo a Gesù certezze e sicurezze umane. La festa di oggi, invece, è l'occasione per recuperare il senso di un rapporto più vero e autentico con Lui prima di ricevere il suo eterno abbraccio nel Regno dei Cieli e per riappropriarci,oggi stesso, della fiducia che dobbiamo riacquistare in Lui per vivere il nostro quotidiano nell'attesa di incontrarlo nell'infinto. Fidarci di Lui e solo di Lui ascoltando, nel silenzio, la Sua Parola di verità.

giovedì 12 novembre 2009

Pregare insieme

Celebrando le lodi di questa mattina abbiamo pregato, tra l'altro con il Salmo 142 che qui sotto riporto. So bene che ciascuno lo conosce molto bene ma lo riporto oggi perchè lo sento fortemente in me in queste ore e desidero condividerlo con voi tutti. Un abbraccio di pace

Salmo 142
1 Salmo. Di Davide.Signore, ascolta la mia preghiera,porgi l'orecchio alla mia supplica,tu che sei fedele,e per la tua giustizia rispondimi.
2 Non chiamare in giudizio il tuo servo:nessun vivente davanti a te è giusto.
3 Il nemico mi perseguita,calpesta a terra la mia vita,mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo.
4 In me languisce il mio spirito, si agghiaccia il mio cuore.
5 Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.
6 A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa.
7 Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.
8 Al mattino fammi sentire la tua grazia, poiché in te confido. Fammi conoscere la strada da percorrere, perché a te si innalza l'anima mia.
9 Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido.
10 Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.
11 Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, liberami dall'angoscia, per la tua giustizia.
12 Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici, fa' perire chi mi opprime,poiché io sono tuo servo.

mercoledì 1 luglio 2009

Eccomi di ritorno


Felici e soddisfatti di questo primo campo famiglie. Sereni e rilassati. Tranquilli e rimotivati. Pochi aggettivi per raccontare questi giorni che abbiamo vissuto nel verde del Monte Redentore (Formia).



Inserisco solo qualche immagine per raccontare ciò che è stato e ciò che abbiamo vissuto...

lunedì 9 febbraio 2009

Quattro nuovi lettori a Tivoli in cammino verso il diaconato

Il prossimo 14 febbraio 2009 alle ore 17.30 nella Basilica Cattedrale di San Lorenzo in Tivoli, S.E. Mons. Mauro Parmeggiani presiederà la Celebrazione Eucaristica durante la quale istituirà nel Ministero del Lettorato Roberto Innocenti della Comunità Parrocchiale della Madonna della Fiducia in Tivoli, Fabrizio Luna della Comunità parrocchiale di Santa Maria Goretti in Villaba di Guidonia, Alberto Cosimo Romano della Parrocchia di San Nicola di Bari in San Polo dei Cavalieri e Giuseppe Volpini della Parrocchia Nostra Signora di Lourdes in Albuccione di Guidonia. I quattro nuovi lettori sono in cammino verso il diaconato permanente. I migliori auguri a loro, alle famiglie, alle rispettive di comunità parrocchiali e a tutta la diocesi di Tivoli.

mercoledì 7 gennaio 2009

San Pietro Apostolo è la mia "nuova" parrocchia

L'accoglienza organizzata da don Elio parroco di San Pietro Apostolo in Minturno non poteva essere migliore. Cordiale, affabile, gentile e pieno di attenzioni, don Elio mi ha accolto con grande gioia facendomi sentire già a "casa". Non capita sempre così e la cosa, naturalmente, mi ha fatto molto piacere. La stessa Comunità ha partecipato alle tre celebrazioni alle quali sono stato presente con calore e manifestando la propria gioia.
Nella Parrocchia di San Pietro Apostolo in Minturno, antica diocesi poi soppressa, ci sono quattro celebrazioni domenicali. La prima alle 8.30 nella Chiesa della Libera in località Fontana Perelli, la seconda nella Chiesa dell'Annunziata alle ore 10.00, la terza e la quarta, nella Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo rispettivamente alle 11.30 e alle 18.00. Sono stato presente alle celebrazioni delle 8.30, delle 10.00 e delle 18.00. In quest'ultima celebrazione il parroco don Elio Persechino mi ha formalmente consegnato il decreto dell'Arcivescovo che mi destina a San Pietro Apostolo in Minturno e che mi conferma il servizio nella Comunicazioni Sociali. A conclusione ha organizzato, insieme alla Comunità, anche un piccolo rinfresco. Che dire? Sicuramente sono di fronte ad una situazione nuova che ho accolto veramente con grande disponibilità. In fondo si tratta di una nuova esperienza, la prima fuori dalla mia parrocchia come diacono. E' una realtà, per me nuova e della quale so ben poco. Nella Comunità però ci sono alcune persone che conosco. Che farò? Mi metterò d'impegno per offrire il mio servizio diaconale dove e nei modi nei quali mi sarà chiesto. Progetti? Uno solo, fare la mia parte per contribuire a costruire una comunità solidale che sappia mettere al primo posto la Carità (nel senso più ampio). I frutti? Quelli che il Signore vorrà permettere. Da parte mia vorrei vivere il quotidiano, la ferialità e l'ordinario nel miglior modo possibile. Intanto da giovedì 15 gennaio, inizio con Franca il cammino di preparazione per il matrimonio. Don Elio mi ha anche detto che dovrò cercare di seguire anche la catechesi, e poi.... Spero che anche i miei confratelli diaconi che sempre ieri sono stati presentati alle nuove rispettive comunità di destinazione abbiamo accolto questa missione come segno dell'amore e della premura del Signore che guida i nostri passi per il nostro bene.

venerdì 7 novembre 2008

Che fare se il diacono è relegato a funzioni marginali?

A proposito dell'esercizio del ministero del diacono, mons. Vincenzo Apicella in quella sua relazione datata 1999 afferma: "Vale la pena riportare a questo punto quanto è affermato dal Direttorio pontificio di recente emanazione "Spetta soltanto ai vescovi, i quali reggono ed hanno cura delle chiese particolari, conferire ad ognuno dei diaconi l'ufficio ecclesiastico a norma del diritto.., è di grandissima importanza che i diaconi possano svolgere il loro ministero in pienezza, nella predicazione, nella liturgia e nella carità, e non vengano relegati ad impegni marginali, a funzioni meramente suppletive, o a impegni che possono essere ordinariamente compiuti dai fedeli non ordinati. Solo così i diaconi permanenti appariranno nella loro vera identità di ministri di Cristo e non come laici particolarmente impegnati nella vita della Chiesa. Per il bene del diacono stesso e perché non ci si abbandoni all'improvvisazione, è necessario che l'ordinazione si accompagni ad una chiara investitura di responsabilità pastorale (n.40)".

Appare di grande interesse questa sottolineatura che Mons. Apicella fa circa il fatto che i diaconi "non vengano relegati ad impegni marginali, a funzioni meramente suppletive, o a impegni che possano essere ordinariamente compiuti dai fedeli non ordinati". Mi chiedo se ciò avviene cosa fare? Come comportarsi? E Voi cosa fareste di fronte a queste situazioni?

domenica 28 settembre 2008

Piccolo pensiero



I diaconi sono gli unici che hanno la concreta possibilità di ricevere tutti e sette i sacramenti. Insomma sono gli unici che possono ricevere tutti e sette i segni di Grazia che il Signore elargisce. Sant'Agostino poi, definisce i sacramenti: "segni esterni e visibili di una grazia interiore e spirituale". E' una bella scoperta per me soprattutto perchè nata nel contesto di una festa di cresima nel mentre, in un gruppetto, si parlava con la mamma del giovane che aveva ricevuto il sacramento della confermazione. Riflettendo insieme proprio questa mamma ha voluto sottolineare questa circostanza. Coraggio diaconi, anche questo è un "segno" dell'Amore del Padre per tutti noi.

domenica 14 settembre 2008

don francesco è parroco di san biagio v.m. di Marina di Minturno

Da oggi 14 settembre 2008, don Francesco Guglietta è il nuovo parroco di San Biagio Vescovo e Martire a Marina di Minturno (Comune di Minturno). Sono appena tornato dalla celebrazione presieduta da S. E. Mons. Fabio Bernardo D'Onorio alla quale hanno preso parte anche diversi sacerdoti e diaconi.
Anche don Francesco ha il suo diacono. Si chiama Rodolfo e già da diversi anni svolge il suo ministero in questa parrocchia.
Il rito è stato suggestivo e solenne. Impeccabile il servizio liturgico curato dal cerimoniere don Antonio Centola e da alcuni seminaristi. Il Vescovo, da Pastore, è stato attento e premuroso verso i fedeli assicurando la sua filiale protezione e benedizione. Mi hanno emozionato le parole di saluto di don Francesco che in questi giorni ha fatto visita al cimitero di Minturno dove sono sepolte le spoglie dei precedenti parroci: don Silvio e don Luigi. Don Francesco ha poi presentato le due chiavi di lettura con le quali interpreterà il suo ministero in San Biagio. Primo, il segno di Gesù Cristo; secondo, l'amicizia. "Voglio diventare vostro amico" ha ripetuto a più riprese "e lo voglio essere -ha proseguito- per i giovani, gli adulti, i nonni, le famiglie ecc... Un'altra attenzione sarà quella verso i poveri...". Anche a questo ingresso sono andato non da solo. Oltre a Franca c'erano anche Domenico e Lucia. A don Francesco e alla sua nuova comunità desideriamo augurare ogni bene.