Per il cristiano, Gesù è “il tutto” e da qui deriva la sua
magnanimità. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani
alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che la giustizia che porta Gesù è
superiore a quella degli scribi, all’occhio per occhio, dente per dente.
Alla Messa, concelebrata dal cardinale Attilio Nicora, erano presenti, tra gli
altri, i collaboratori dell’Autorità di Informazione Finanziaria e un gruppo di
collaboratori dei Musei Vaticani, accompagnati dal direttore amministrativo, don
Paolo Nicolini. Alla Messa era presenta anche il cardinale arcivescovo di
Manila, Luis Antonio Tagle.
“Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”.
Papa Francesco ha incentrato la sua omelia sulle sconvolgenti parole di Gesù
rivolte ai suoi discepoli. Quello dello schiaffo, ha osservato il Papa, “è
diventato un classico per ridere dei cristiani”. Nella vita, ha detto, la
“logica normale” ci insegna che “dobbiamo lottare, dobbiamo difendere il nostro
posto” e se ci danno uno schiaffo “noi ne daremo due, così ci difendiamo”. Del
resto, ha detto il Papa, quando consiglio ai genitori di riprendere i propri
figli sempre dico: “Mai sulla guancia”, perché “la guancia è la dignità”. Gesù
invece, ha proseguito, dopo lo schiaffo sulla guancia va a avanti e dice anche
di dare il mantello, spogliarsi di tutto.
“La giustizia che Lui porta –
ha dunque affermato – è un’altra giustizia totalmente diversa dall’occhio per
occhio, dente per dente. E’ un’altra giustizia”. E questo, ha osservato, lo
possiamo capire quando San Paolo parla dei cristiani come “gente che non ha
nulla” e “invece possiede tutto”. Ecco allora che la sicurezza cristiana è
proprio in questo “tutto” che è Gesù. “Il ‘tutto’ – ha soggiunto è Gesù Cristo.
Le altre cose sono ‘nulla’ per il cristiano”. Invece, ha avvertito il Papa, “per
lo spirito del mondo il ‘tutto’ sono le cose: le ricchezze, le vanità”, “avere
posti in su” e “il ‘nulla’ è Gesù”. Se dunque un cristiano può camminare 100
chilometri quando gli chiedono di andare avanti per 10, “è perché per lui questo
è ‘nulla’” e, con tranquillità, “può dare il mantello quando gli chiedono la
tunica”. Ecco qual è allora il “segreto della magnanimità cristiana, che sempre
va con la mitezza”, è il “tutto”, è Gesù Cristo:
“Il cristiano è una
persona che allarga il suo cuore, con questa magnanimità, perché ha il ‘tutto’,
che è Gesù Cristo. Le altre cose sono il ‘nulla’. Sono buone, servono, ma nel
momento del confronto sceglie sempre il ‘tutto’, con quella mitezza, quella
mitezza cristiana che è il segno dei discepoli di Gesù: mitezza e magnanimità. E
vivere così non è facile, perché davvero ti danno degli schiaffi, eh?, te li
danno! E su tutte e due le guance. Ma, il cristiano è mite, il cristiano è
magnanimo: allarga il suo cuore. Ma quando noi troviamo questi cristiani con il
cuore ridotto, con il cuore rimpicciolito, che non vanno… questo non è
cristianesimo: questo è egoismo, mascherato da cristianesimo”.
“Il
vero cristiano”, ha detto ancora, “sa risolvere questa opposizione bipolare,
questa tensione tra il ‘tutto’ e il ‘nulla’, come Gesù ci aveva consigliato:
‘Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e l’altro viene, poi”:
“Il Regno di Dio è il ‘tutto’, l’altro è secondario, non è
principale. E tutti gli sbagli cristiani, tutti gli sbagli della Chiesa, tutti i
nostri sbagli nascono di qua, quando noi diciamo al ‘nulla’ che è il ‘tutto’ e
al ‘tutto’ che, mah, sembra che non conti... Seguire Gesù non è facile, non è
facile. Ma neppure è difficile, perché nella strada dell’amore il Signore fa le
cose in un modo che noi possiamo andare avanti; lo stesso Signore ci allarga il
cuore”.
E questa è la preghiera che noi dobbiamo fare, ha aggiunto,
“davanti a queste proposte dello schiaffo, del mantello, dei 100 chilometri”.
Dobbiamo pregare il Signore, affinché allarghi “il nostro cuore”, affinché “noi
siamo magnanimi, siamo miti”, e non lottiamo “per le piccolezze, per i ‘nulla’
di ogni giorno”.
“Quando uno fa un’opzione per il ‘nulla’, da quella
opzione nascono gli scontri in una famiglia, nelle amicizie, con gli amici,
nella società, anche; gli scontri che finiscono con la guerra: per il ‘nulla’!
Il ‘nulla’ è seme di guerre, sempre. Perché è seme d’egoismo. Il ‘tutto’ è
quello grande, è Gesù. Chiediamo al Signore che allarghi il nostro cuore, che ci
faccia umili, miti e magnanimi, perché noi abbiamo il ‘tutto’ in Lui; e che ci
difenda dal fare problemi quotidiani attorno al ‘nulla’”.
Il blog è dedicato ai diaconi permanenti italiani ma è aperto a tutta la Chiesa e non solo. I diaconi in Italia sono circa 3500 e svolgono un ministero che il Concilio Vaticano II ha voluto ripristinare. Anche i diaconi hanno qualcosa da dire e da...ascoltare.
Visualizzazione post con etichetta parola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parola. Mostra tutti i post
lunedì 17 giugno 2013
Si alla vita e no agli idoli
“Seguire la via di Dio
conduce alla vita, mentre seguire gli idoli conduce alla morte”. Così ieri il
Papa in Piazza San Pietro dove ha presieduto la Santa Messa in occasione della
Giornata dedicata all’"Evangelium Vitae", nell’anno della Fede. Il Santo Padre
ha più volte ribadito la misericordia di “Dio che vuole la vita, sempre ci
perdona”. Migliaia i fedeli presenti, con loro anche le delegazioni provenienti
da tutto il mondo del "popolo della vita".
L’affetto dei fedeli, immersi nella preghiera del Rosario, ha accolto il Papa che sorridente sulla jeep vaticana ha benedetto una piazza festante, poi la Santa Messa e l’omelia di Papa Francesco:
Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude”.
“Una fede che ci rende liberi e felici” ha ribadito il Papa sottolineando che “solo la fede nel Dio Vivente ci salva; nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita e con il dono dello Spirito Santo ci fa vivere da veri figli di Dio”. E guardando alla liturgia odierna ha evidenziato:
Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte. E l’egoismo porta alla menzogna, con cui si cerca di ingannare se stessi e il prossimo. Ma Dio non si può ingannare:
Ha parlato del “Dio dei viventi, il Dio che si rende presente nella storia, che libera dalla schiavitù”, prima di spiegare il “dono dei Dieci Comandamenti”:
Una strada che Dio ci indica per una vita veramente libera, per una vita piena; non sono un inno al “no”: non devi fare questo, non devi fare questo, non devi fare questo. No! Sono un inno, al “sì”, a Dio, all’Amore, alla vita. Cari amici, la nostra vita è piena solo in Dio, perché solo Egli è il Vivente!
Il Papa ha evidenziato più volte che “tutta la Scrittura” ci ricorda che Dio è “colui che dona la vita e che indica la via della vita piena”.
"Gesù è l’incarnazione del Dio Vivente, Colui che porta la vita, di fronte a tante opere di morte, di fronte al peccato, all’egoismo, alla chiusura in se stessi. Gesù accoglie, ama, solleva, incoraggia, perdona e dona nuovamente la forza di camminare, ridona vita."
Grande è la “misericordia di Dio” e “sempre ci perdona”, ha ribadito Papa Francesco:
"Dio il Vivente è misericordioso. Siete d’accordo? Diciamolo insieme: Dio, il Vivente è misericordioso! Tutti: Dio, il Vivente, è misericordioso. Un’altra volta: Dio, il Vivente, è misericordioso!"
“E’ lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto” che “ci introduce nella vita divina come veri figli di Dio”, ha proseguito:
"Il cristiano è un uomo spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive “nelle nuvole”, fuori della realtà, (come se fosse un fantasma), no! Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé."
"Spesso l'uomo non sceglie la vita, non accoglie il Vangelo della vita - ha aggiunto - ma si lascia guidare da ideologie e logiche" orientate "dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non sono dettate dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro”:
E’ la costante illusione di voler costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’amore di Dio - una nuova Torre di Babele; è il pensare che il rifiuto di Dio, del Messaggio di Cristo, del Vangelo della vita, porti alla libertà, alla piena realizzazione dell’uomo. Il risultato è che al Dio Vivente vengono sostituiti idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e di morte.
“Solo la fede nel Dio Vivente ci salva - ha concluso- nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita con il dono dello Spirito Santo e fa vivere da veri figli di Dio con la sua misericordia. Questa fede ci rende liberi e felici”.
E anche oggi tantissimi i fedeli festanti che hanno affollato piazza San Pietro per ascoltare Papa Francesco. Ma in che modo cercano di vivere la Parola di Dio nella loro vita quotidiana?
L’affetto dei fedeli, immersi nella preghiera del Rosario, ha accolto il Papa che sorridente sulla jeep vaticana ha benedetto una piazza festante, poi la Santa Messa e l’omelia di Papa Francesco:
Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude”.
“Una fede che ci rende liberi e felici” ha ribadito il Papa sottolineando che “solo la fede nel Dio Vivente ci salva; nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita e con il dono dello Spirito Santo ci fa vivere da veri figli di Dio”. E guardando alla liturgia odierna ha evidenziato:
Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte. E l’egoismo porta alla menzogna, con cui si cerca di ingannare se stessi e il prossimo. Ma Dio non si può ingannare:
Ha parlato del “Dio dei viventi, il Dio che si rende presente nella storia, che libera dalla schiavitù”, prima di spiegare il “dono dei Dieci Comandamenti”:
Una strada che Dio ci indica per una vita veramente libera, per una vita piena; non sono un inno al “no”: non devi fare questo, non devi fare questo, non devi fare questo. No! Sono un inno, al “sì”, a Dio, all’Amore, alla vita. Cari amici, la nostra vita è piena solo in Dio, perché solo Egli è il Vivente!
Il Papa ha evidenziato più volte che “tutta la Scrittura” ci ricorda che Dio è “colui che dona la vita e che indica la via della vita piena”.
"Gesù è l’incarnazione del Dio Vivente, Colui che porta la vita, di fronte a tante opere di morte, di fronte al peccato, all’egoismo, alla chiusura in se stessi. Gesù accoglie, ama, solleva, incoraggia, perdona e dona nuovamente la forza di camminare, ridona vita."
Grande è la “misericordia di Dio” e “sempre ci perdona”, ha ribadito Papa Francesco:
"Dio il Vivente è misericordioso. Siete d’accordo? Diciamolo insieme: Dio, il Vivente è misericordioso! Tutti: Dio, il Vivente, è misericordioso. Un’altra volta: Dio, il Vivente, è misericordioso!"
“E’ lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto” che “ci introduce nella vita divina come veri figli di Dio”, ha proseguito:
"Il cristiano è un uomo spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive “nelle nuvole”, fuori della realtà, (come se fosse un fantasma), no! Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé."
"Spesso l'uomo non sceglie la vita, non accoglie il Vangelo della vita - ha aggiunto - ma si lascia guidare da ideologie e logiche" orientate "dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non sono dettate dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro”:
E’ la costante illusione di voler costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’amore di Dio - una nuova Torre di Babele; è il pensare che il rifiuto di Dio, del Messaggio di Cristo, del Vangelo della vita, porti alla libertà, alla piena realizzazione dell’uomo. Il risultato è che al Dio Vivente vengono sostituiti idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e di morte.
“Solo la fede nel Dio Vivente ci salva - ha concluso- nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita con il dono dello Spirito Santo e fa vivere da veri figli di Dio con la sua misericordia. Questa fede ci rende liberi e felici”.
E anche oggi tantissimi i fedeli festanti che hanno affollato piazza San Pietro per ascoltare Papa Francesco. Ma in che modo cercano di vivere la Parola di Dio nella loro vita quotidiana?
R. – Noi sappiamo che il Vangelo è la Parola della salvezza, Gesù il Verbo di Dio, l’unica salvezza nostra. La Parola mi chiama a convertirmi, perché cercando di applicare questa Parola nella mia vita troverò la mia salvezza.
R. – Cerco ogni giorno di portare il Vangelo con il mio esempio: avendo sempre un sorriso per gli altri, essendo di aiuto alle persone che mi sono vicine magari nei momenti più difficili …
R. – Nella nostra vita quotidiana viviamo il Vangelo nelle piccole azioni che possono anche sembrare ordinarie, cercando quindi di ricordare gli insegnamenti del Vangelo in ogni piccolo gesto.
R. – Consigliando di fare sempre del bene agli altri …
R. – Con gentilezza, prestando le cose, aiutandosi vicendevolmente …
R. – Cercando di essere una brava persona, tutti i giorni, con tutti. Semplicemente.
D. – Il Papa oggi ha parlato molto anche di perdono: il perdono da chiedere a Dio, il perdono da dare agli altri, di apertura alla vita, di apertura all’amore … Allora, in che modo accogliere tutte queste esortazioni che ci ha fatto Papa Francesco?
R. – Accogliendole nel cuore, chiedendo a Dio veramente di farle nostre.
R. – Innanzitutto accogliendo i figli e facendo in modo che possano crescere sempre con dei valori. La promozione alla vita è questa: la promozione ai valori. Se si rispetta il prossimo, sicuramente si rispetta la vita.
R. – Semplicemente, di vivere serenamente con il proprio prossimo. Poi, ovviamente, con la fede si riesce ad accettare molte cose che altrimenti non verrebbero accettate, nei rapporti con le altre persone.
R. – Soprattutto, è l’amore che deve portarci poi al perdono. Quindi, il perdono dev’essere il cardine che poi ci deve portare all’amore e alla vita.
sabato 6 aprile 2013
AI MIEI AMICI DIACONI E SACERDOTI
Cari amici mi è capitato di trovare in internet questo intervento del Cardinale Bergoglio alle Congregazioni. Ho voluto postarlo perchè ogni mio amico diacono o sacerdote lo possa leggere e meditare. Io credo che anche per questo ora è Papa Francesco.
EVANGELIZZARE LE PERIFERIE
di Jorge Mario Bergoglio
Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. “La dolce e confortante gioia di evangelizzare” (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.
1) Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la “parresìa” di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.
2) Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare… Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.
3 ) La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il “mysterium lunae” e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se stessa; quella del “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans” [la Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio - ndr], o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.
4) Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive “della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare”.
Roma, 9 marzo 2013
EVANGELIZZARE LE PERIFERIE
di Jorge Mario Bergoglio
Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. “La dolce e confortante gioia di evangelizzare” (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.
1) Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la “parresìa” di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.
2) Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare… Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.
3 ) La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il “mysterium lunae” e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se stessa; quella del “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans” [la Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio - ndr], o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.
4) Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive “della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare”.
Roma, 9 marzo 2013
Etichette:
carità,
diaconi,
esperienze,
giovani,
ordinazioni,
pace,
papa,
parola,
servizio
mercoledì 27 marzo 2013
Fanno pena parrocchie chiuse, bisogna uscire...
Anche questa mattina nella sua prima udienza generale Papa Francesco mi ha commosso. Ascoltare il suo dire semplice, quotidiano e tanto "vero" ci accarezza il cuore e ci dona quella tenerezza che è capace di farci rinascere. Tra le cose che ha detto questa mattina desidero sottolinearne una: "Fa pena" vedere "tante parrocchie chiuse, bisogna uscire, bisogna andare incontro agli altri per portare la luce e la gioia della nostra fede. Bisogna uscire sempre con l'amore e la tenerezza di Dio".
Ma non basta. Papa Francesco ha anche sottolineato come la "la casa di Gesù è la gente" e ha esortato ad ''uscire da noi e andare verso le periferie dell'esistenza. Vivere la Settimana santa andando incontro agli altri, a chi ha più bisogno di aiuto''.
In questo modo sta scrivendo l'enciclica della "povera gente", di chi ogni giorno suda, fatica, si sporca le mani con il lavoro, soffre, spera e vive. Il messaggio di Papa Francesco è chiaro: il Vangelo è vita. L'evagelizzazione passa attraverso la vita quotidiana. Il resto direbbe qualcuno sono "chiacchiere e distintivi".
Gesù ha attraversato la terra di Galilea incontrando le persone, parlando alla gente, mostrando con l'esempio cosa è l'amore. Il resto può avere senso se nella persona che annuncia c'è questo "prius" che "vita quotidiana" con i suoi affanni, i suoi dubbi, i suoi perchè.
Con le parole possiamo fare grandi discorsi, toccare vette di alta teologia (che restano comunque cose importanti e necessaroie) ma se la vita non è toccata dall'amore tutte le parole sono costruzioni sapienti che non toccano il cuore.
Anche noi diaconi che siamo chiamati in maniera specifica al servizio siamo fortemente interpellati da Papa Francesco. La nostra testimonianza per essere credibile ha bisogno di gesti, di azioni, di opere, di vita concreta vissuta tra quanti hanno bisogni materiali e spirituali e "gridano aiuto".
"Nella sua missione terrena - ha osservato papa Bergoglio - Gesù ha percorso le strade della Terra santa, ha chiamato 12 persone semplici perchè condividessero il suo cammino e la sua missione, ha parlato a tutti senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ha portato la misericordia di Dio, ha guarito, compreso, dato speranza". Gesù, ha commentato, non vive questo in "modo passivo", ma si consegna con fiducia a Dio". Questo per il cristiano significa che "questa è anche la mia, la tua, la nostra strada" e così vivere la settimana santa è "imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell'esistenza, per primi verso i nostri fratelli e sorelle, soprattutto i più lontani quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione e aiuto". La logica della croce, ha spiegato, "non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore e del dono di sè che porta la vita" e "entrare nella logica del Vangelo significa uscire da noi stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dai propri schemi che finiscono per chiuderci".
"Spesso - ha osservato il Papa - ci accontentiamo di qualche preghiera, di qualche messa domenicale, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di uscire, siamo un pò come san Pietro, che non appena Gesù parla di dono di sè" scappa.
"Spesso - ha osservato il Papa - ci accontentiamo di qualche preghiera, di qualche messa domenicale, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di uscire, siamo un pò come san Pietro, che non appena Gesù parla di dono di sè" scappa.
giovedì 20 settembre 2012
Fiducia in Dio...(ma quale Dio?).
Il Dio della Bibbia (Salmo 21) non si addormenta e non prende sonno, è come ombra che sempre ci copre, ci protegge, veglia su di noi; è l'Onnipotente, e, "se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti ..." (Salmo 139, 1-12) ; è, anzi, colui che "da a tutti la vita e il respiro e ogni cosa" (At 17,25).
Ed è pure Padre, Figlio e Spirito Santo, che, dopo aver "parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi", nella pienezza dei tempi "ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1, 1-2) e, oggi, continua a parlare sia tramite le Scritture, sia tramite gli avvenimenti e si segni dei tempi.
Più in particolare: è Padre onnipotente, che "crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo" (DV 3/874); Amore sapiente, che "governa a meraviglia l'universo" (Sap 8,1); Provvidenza, che opera perchè tutto "concorra al bene di coloro che lo amano" (Rm 8,28); "l'Alfa e l'Omega, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!" (Ap 1, 8) e tutti "viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo" in lui (At 17,28).
......
Ed è pure Padre, Figlio e Spirito Santo, che, dopo aver "parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi", nella pienezza dei tempi "ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1, 1-2) e, oggi, continua a parlare sia tramite le Scritture, sia tramite gli avvenimenti e si segni dei tempi.
Più in particolare: è Padre onnipotente, che "crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo" (DV 3/874); Amore sapiente, che "governa a meraviglia l'universo" (Sap 8,1); Provvidenza, che opera perchè tutto "concorra al bene di coloro che lo amano" (Rm 8,28); "l'Alfa e l'Omega, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!" (Ap 1, 8) e tutti "viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo" in lui (At 17,28).
......
Etichette:
esperienze,
pace,
parola,
teologia
martedì 18 settembre 2012
Lo spirito del "male"
Purtroppp lo spirito del male si trova non solo nel demonio ma anche nell'uomo. Pensiamo all'amor proprio, alla vanagloria, alla curiosità, alla voglia smodata di mettere se stessi al centro dell'universo mondo e di tutto manipolare e strumentalizzare in funzione del proprio egoistico potere, avere, godere... Senza dire dello spirito mondano, che alberga in ogni uomo e in ogni donna, e che porta a intrupparsi con i rampanti e a indulgere in calcoli opportunistici, a dare ascolto al vuoto rimbombante e a fare sfoggio di titoli, a diventare conformisti o, secondo le occasioni, anticonformisti...Tutto questo non è tutto frutto anche dello spirito del male che sta dentro di noi?
Etichette:
esperienza,
pace,
parola
giovedì 23 febbraio 2012
Giovedì dopo le ceneri

Quando invoco il Signore, egli ascolta la mia voce
e mi salva da coloro che mi avversano.
Affida al Signore la tua sorte,
ed egli sarà il tuo sostegno. (cf. Sal 55,17-20.23)
Etichette:
carità,
esperienza,
parola
lunedì 20 febbraio 2012
Prestiamo attenzione gli uni agli altri
L'invito per questa Quaresima 2012 è semplice "Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone" (Eb 10,24).A trarre spunto da questo versetto della Lettera agli Ebrei è il Santo Padre che nel suo messaggio PER LA qUARESIMA 2012, accanto al percorso di preghiera, silenzio e digiuno ci suggerisce di prenderci cura l'uno dell'altro; di coltivare la fraternità, la giustizia, così come la misericordia e la compassione.
Poi ci avverte che il "mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità".
Ancora una volta il Santo Padre coglie nel segno una delle realtà più vere e più attuali. L'assenza della fraternità si avverte in maniera evidente nelle piccole realtà, come in quelle più grandi. Pensiamo alle nostre comunità parrocchiali ma anche ai rapporti con gli amici e i parenti. Che dire poi, per stare a noi diaconi, della comunità diaconale?
Siamo così richiamati a prestare attenzione ai fratelli sia sotto il profilo materiale che sotto quello spirituale. In questo secondo senso la correzione fraterna va coltivata con attenzione Di questa, dice il Santo Padre, "si tace quasi del tutto". Abbiamo perduto il senso della responsabilità spirituale verso i fratelli. Eppure, ricorda ancora Papa Ratzinger: "Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo". C'è veramente bisogno di uno sguardo che "ama e corregge, che conosce e riconosce che discerne e perdona come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi".
Continuo a citare il Santo Padre: "Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana"... "l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza"... "la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che male"..."l'attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore"..."il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell'amore di Dio"..."Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di "trafficare i talenti" che ci sono donati per il bene nostro e altrui"..."I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede"...e poi cita San Paolo: "gareggiate nello stimarvi a vicenda" (Rm 12,10)..."tutti sentano l'urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone" ...BUONA QUARESIMA
Etichette:
carità,
diaconi,
esperienze,
parola,
servizio
lunedì 26 settembre 2011
Liberare la Chiesa dal suo fardello materiale e politico

Benedetto XVI non finisce di stupire e tra le tante altre cose che ha detto nel suo ultimo viaggio in Germania ne desidero sottolineare una in particolare:
"Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa "demondanizzata" emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo. Può nuovamente vivere con più scioltezza la sua chiamata al ministero dell'adorazione di Dio e al servizio del prossimo".
Che dire? Che dalle parole la Chiesa (noi tutti) è chiamata a passare ai fatti. Ora occorrono gesti concreti, iniziative coerenti e azioni adeguate.
Ognuno può fare la sua parte. Partiamo da ogni singolo battezzato e guardiamo alle nostre comunità parrocchiali. Quali cose concrete, coerenti e adeguate con le parole di Benedetto XVI possiamo fare? Pensiamo alle feste patronali. Come liberarle dal fardello materiale e politico (per esempio la ricerca di consenso a tutti i costi, certe tradizioni paganeggianti, ecc.). Pensiamo agli arredi delle nostre Chiese, allo stile di interpretare la vita della comunità. Quale solidarietà? Quale carità? Dove finiscono le offerte e come ciascuno partecipa alle decisioni della vita della comunità? Pensiamo alle cose concrete che ogni diacono è chiamato a fare e come lo fa? A come il parroco vive il proprio ministero? Quali sono le priorità a cui dare risalto in un tempo di crisi etica ed economica?
Sento parlare di sobrietà. Ma quale è la risposta di verità concreta che ciascuno di noi da a questa parola. Come festeggiamo i sacramenti dell'iniziazione cristiana? Pensiamo alle feste per battesimi, comunioni e cresime. Quale immagine cristiana trasmettono le nostre celebrazioni del sacramento del matrimonio?
Potrei andare oltre le comunità parrocchiali ma ognuno con la propria intelligenza potrà proseguire su questa strada verso i livelli delle diocesi e oltre tevere...
mercoledì 14 settembre 2011
Scristianizzazione: una provocazione per riflettere.

Ne sentiamo parlare sempre più e da voci sempre più autorevoli. I credenti, soprattutto nell'occidente, diminuiscono. La Germania è quella che, probabilmente, ne mostra in maniera più evidente la concretezza.
Le indagini dei sociologi mettono al centro delle loro analisi questa realtà e le statistiche (i freddi numeri) le accreditano. Ma non basta. Anche tra i credenti sembra che la situazione sia problematica. Basti pensare che, sempre in Germania, solo il 58,7 % dei cattolici e il 47% dei protestanti crede che Dio ha creato la terra, ancora meno -scrive Andrea Galli su Avvenire di oggi a pagina 27- sarebbero coloro che credono nel concepimento verginale di Maria o nella Resurrezione dei morti.... L'età media dei praticanti non è incoraggiante: superiore ai 60 anni sia per i cattolici che per i protestanti.
Il cristianesimo, insomma, sarebbe solo un orizzonte culturale di questo tempo. E la FEDE dove è finita? Quale è il significato della parola FEDE? In che cosa crediamo? Il Santo Padre continua a predicare il coraggio della verità anche a costo di essere impopolare o insultato o disprezzato. Che fare? Il Consiglio della Chiesa evangelica a Stoccarda nel 1945 pensò che fosse necessario:
"Annunciare con più coraggio, pregare con più fiducia, credere con più gioia, amare con più passione".
E oggi è ancora questo un possibile programma? Me lo chiedo da tempo e non ho ancora una risposta. Alcuni ordini monastici di questo tempo credono che sia il momento di ridare vita a quelle antiche oasi di preghiera che sono i monasteri contemplativi dove la preghiera s'incarna con la vita di quanti vi dedicano l'intera esistenza diventando luce per chi decide di farsi aiutare a ritrovare la FEDE.
Chi frequenta questi luoghi nascosti sono soprattutto giovani in ricerca di autenticità o persone in crisi o alla ricerca di verità e di senso. Lasciano le città per trovare pace e gioia.
Io comincio a credere che questo sia un luogo nel quale possano stare insieme non solo monaci e monache, ma anche famiglie e clero. Una sfida per una vera e autentica riscoperta del cristianesimo da vivere oggi per contribuire a costruire la Chiesa del presente e del futuro.
martedì 13 settembre 2011
Strade ....(nuove)
La Parola di Dio ci insegna che è sulla strada che l'uomo incontra il Signore. Pensiamo ad Abramo che lascia la sua terra, a Mosè che che dall'Egitto conduce il popolo eletto alla Terra promessa, a Gesù che incontra i due discepoli sulla strada verso il villaggio di Emmaus...
Gesù cammina per le strade di Galilea.... l'incontro con Gesù è sulla strada.... i cristiani delle prime comunità erano conosciuti come "quelli che seguno la Via" . C'è, quindi, un legame profondo che Dio, sulla strada, stabilisce con l'uomo. Diventa indispensabile per l'uomo che cerca il Signore camminare sulla strada.

"Fammi conoscere Signore le tue vie, insegnami i tuoi sentieri" (Salmo 25, 4)
" ...le vostre vie non sono le mie vie . oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie (Isaia 55, 9)
Emblematicamente siamo chiamati a percorre strade e sentieri sui quali il Signore ci vuole pellegrini e anche se non vogliamo ci conduce dove Lui vuole.
La nostra salvezza arriva proprio dall'accettazione di camminare sulla strada che Gesù ci mostra. Lui è sempre in movimento "non ha dove posare il capo".
Percorrere strada nuove, dunque, è necessario. Nessuno è chiamato a restare immobile e sempre deve accogliere e accettare le indicazioni che ci provengono dal nostro profondo spingendo i nostri passi "tra i rovi e l'erba alta" certi che dovunque c'è una strada, lì c'è Dio... L'impegno di ogni uomo e di ogni donna cristiana (seguaci della Via) è quella di mettersi in cammino sulla strada, lasciando la propria terra per abbracciare la Terra che il Signore ci mostrerà. Lasciare la terra natia (del peccato) per cercare quella un altra Terra (della salvezza). Altri luoghi, altra cultura, altro pensare, altro vivere...
lunedì 12 settembre 2011
Ministero diaconale e silenzio

"Io sono tranquillo e sereno ... spera nel Signore ora e sempre" (dal Salmo 131).
Quando preghiamo nel silenzio la nostra comunicazione con il Signore si fa più vera e profonda. La preghiera, infatti, non ha necessità di parole ma di un grande e fiducioso abbandono nel Signore.
Raggiungere questo stato è possibile quando ci rendiamo finalmente conto che certe cose non dipendono da noi ma appartengono al grande disegno di salvezza che il Signore ha pensato per noi. Fare silenzio (non solo con le parole...ma anche con i pensieri) è la strada che ci conduce alla felicità.
Comprendere che l'esperienza del silenzio unita a quella dell'abbandono nella braccia dell'Amore di Dio è ciò che ci eleva ad una dimensione altra significa imboccare la strada della vera felicità.
Dobbiamo, quindi, lasciare a Dio ciò che va oltre le nostre possibilità; confidare e sperare nel Signore della vita e della storia e quindi lodare Dio per ogni cosa.
Sarà più facile anche il nostro ministero diaconale nelle situazioni che siamo chiamati a vivere.
Eleviamo perciò il canto della lode al Signore affinchè ci aiuti e ci sostenga nel cammino della vita.
lunedì 30 maggio 2011
Diaconi con la vita nel quotidiano 5

Vangelo di Luca
"Grandi cosa ha fatto per me l'Onnipotente".
Ripercorrere la propria storia è una cosa importante e necessaria per comprendere quale è la direzione da imprimere al nostro presente guardando al futuro.
Ogni uomo è stato destinatario di una grande attenzione del Signore. Si tratta di una attenzione che non cammina secondo i nostri desideri e secondo la logica umana bensì procede per strade e sentieri che non sono i nostri.
Sarà una gioia, quindi, riuscire a scoprire nei piccoli e grandi eventi della nostra vita come il Signore ci ha voluto bene, magari mettendo sulla nostra strada persone e situazioni che in qualche modo hanno contribuito a spingere i nostri passi in un mondo così complicato ma anche così bello.
Preghiamo il Signore perchè ci doni tempo e modo per comprendere quanto ci ha voluto bene e quanto ce ne vuole e di certo continuarà a volercene.
venerdì 27 maggio 2011
Diaconi con la vita nel quotidiano 3

Vangelo di Giovanni
"Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi".
I perseguitati sono in tanti e il loro numero cresce, purtroppo sempre di più. Si è perseguitati nelle più diverse realtà e situazioni ma anche per i motivi più diversi.
Essere perseguitati, oggi, come ieri, è una realtà che possiamo assaporare e/o vedere anche nelle persone che ci sono accanto.
Ebbene, se lo siamo, abbiamo un maestro da imitare: Gesù.
Se lo sono altri possiamo fare qualcosa perchè tutto questo finisca. Oggi proviamo perciò a guardarci intorno...a scoprire attorno a noi i perseguitati che ci vivono a fianco provando ad ascoltare il loro grido di dolore facendoci loro compagni di viaggio.
Buona giornata
giovedì 26 maggio 2011
Diaconi con la vita nel quotidiano 2

Vangelo di di Gv 15, 17
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga"
Il Signore ci ha chiamati e chiama ciascuno perchè ciascuno possa portare il frutto che Lui si attende.
Oggi nel nostro quotidiano siamo chiamati a riflettere su quale è il frutto che noi stiamo portando al Signore e se questo frutto è destinato a rimanere.
La giornata certamente ci offrirà opportunità e occasioni per porre in essere "buone pratiche" capaci di testimoniare la nostra fede e adempiere alla nostra missione.
Buona giornata
Diaconi con la vita nel quotidiano 1

Giovanni 15, 9-11
"Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimando nel suo amore. Vi ho detto queste cose perchè la mia gioia e la vostra gioia sia piena".
Amare come lui ci ha amato e come il Padre ha amato Lui. Un amore così grande da dare il suo Figlio per la salvezza del mondo. Non è cosa facile ma la promessa è la gioia piena.
Oggi cercheremo perciò di vivere questa Parola cercando di incarnare più pienamente uno dei dieci comandamenti scegliendolo fra quello che più ci costa e più ci fa problema. A sera, ripercorrendo la nostra giornata, cercheremo di vedere se siamo riusciti nell'impresa.
Buona giornata
lunedì 9 maggio 2011
Un dialogo da realizzare nel silenzio

Ho sempre desiderato il silenzio come momento nel quale raccogliere i pensieri e riflettere. Per questo non manco occasione di cercare, nel quotidiano della giornata, di ritagliarmi spazi dove poter coltivare questo desiderio.
Oggi più che mai, credo, il silenzio vada cercato in ogni modo perchè ciascuno possa avere la possibilità di stare da solo e meditare sulla propria vita alla luce, magari, della Scrittura.
Le pagine della Bibbia, infatti, vanno gustate in spazi e tempi appropriati all'interno dei quali offrirsi con sincerità per essere scrutati e per scrutare quanto ci circonda.
Il silenzio è, quindi, una condizione essenziale per compiere questo viaggio dentro di noi e accompagnati da Lui. Nel silenzio, infatti, l'ascolto della Parola di Dio si fa più profondo, più vero e più autentico.
L'essere diaconi della Chiesa e per la Chiesa ci deve suggerire di coltivare sempre di più questa dimensione perchè il nostro viaggio terreno si compia nel miglior modo possibile avendo noi la possibilità di ascoltare il Signore e di farci ascoltare da Lui.
E' nel silenzio, infatti, che il dialogo con il Dio dell'infinito si fa più intenso e più capace di portare frutti a noi e alla porzione di popolo di Dio alla quale siamo stati inviati.
Oggi più che mai, credo, il silenzio vada cercato in ogni modo perchè ciascuno possa avere la possibilità di stare da solo e meditare sulla propria vita alla luce, magari, della Scrittura.
Le pagine della Bibbia, infatti, vanno gustate in spazi e tempi appropriati all'interno dei quali offrirsi con sincerità per essere scrutati e per scrutare quanto ci circonda.
Il silenzio è, quindi, una condizione essenziale per compiere questo viaggio dentro di noi e accompagnati da Lui. Nel silenzio, infatti, l'ascolto della Parola di Dio si fa più profondo, più vero e più autentico.
L'essere diaconi della Chiesa e per la Chiesa ci deve suggerire di coltivare sempre di più questa dimensione perchè il nostro viaggio terreno si compia nel miglior modo possibile avendo noi la possibilità di ascoltare il Signore e di farci ascoltare da Lui.
E' nel silenzio, infatti, che il dialogo con il Dio dell'infinito si fa più intenso e più capace di portare frutti a noi e alla porzione di popolo di Dio alla quale siamo stati inviati.
giovedì 28 aprile 2011
Anniversario dell'ordinazione
In questo giorno (28 aprile) di quattro anni fà sono stato ordinato diacono permanente della Chiesa Cattolica. Il Signore ha così voluto colmarmi della sua Grazia chiamandomi al suo servizio.
Ritornare a quel giorno è motivo di profonda gioia perchè rinnova in me il senso della gratitudine che mi accompagnerà per sempre e la memoria di un impegno che ho assunto liberamente.
Nella preghiera consacratoria, il Vescovo della mia ordinazione, S.E. Mons. Pierluigi Mazzoni dopo aver invocato l'aiuto di Dio onnipotente e richiamato la sua azione di provvidenza di Padre per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore e l'opera dello Spirito Santo; dopo aver ricordato la formazione della Chiesa, corpo del Cristo, con i suoi molteplici carismi e ministeri; dopo aver ancora fatto memoria di come agli inizi della Chiesa gli Apostoli, guidati dallo Spirito Santo, scelsero sette uomini stimati dal popolo, come collaboratori nel ministero e con la preghiera e con l'imposizione delle mani affidarono a loro il servizio della carità, per potersi dedicare pienamente all'orazione e all'annuncio della parola ha continuanto la preghiera di ordinazione, con le seguenti parole:
+ Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera;
guarda con bontà questi tuoi figli,
che noi consacriamo come diaconi
perchè servano al tuo altare nella santa Chiesa.
Ti supplichiamo, o Signore,
effondi in loro lo Spirito Santo,
che li fortifichi con i sette doni della tua grazia,
perchè compiano fedelmente l'opera del ministero.
Siano pieni di ogni virtù:
sinceri nella carità,
premurosi verso i poveri e i deboli,
umili nel loro servizio,
retti e puri di cuore,
vigilanti e fedeli nello spirito.
L'esempio della loro vita, generosa e casta,
sia un richiamo costante al Vangelo
e susciti imitatori nel tuo popolo santo.
Sostenuti dalla coscienza del bene compiuto,
forti e perseveranti nella fede,
siano immagine del tuo Figlio,
che non venne per essere servito ma per servire,
e giungano con lui alla gloria del tuo regno.
Egli è Dio e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen
Prego il Signore che mi assista sempre e che la sua infinita misericordia mi doni la forza e il coraggio per sostenere il cammino di questa esistenza terrena nella quale mi ha chiamato ad un servizio così complesso e difficile.
Etichette:
carità,
diaconi,
esperienze,
ordinazioni,
pace,
parola,
servizio
mercoledì 27 aprile 2011
Beatificazione Giovanni Paolo II

Tra qualche giorno Giovanni Paolo II sarà beatificato. Sarà un momento di grande intesità e con la memoria sarà facile ripercorrere gesti, parole e azioni che hanno colorato la sua vita e quella di tante persone di tutte le età.
La Chiesa, ancora una volta, madre e maestra, riesce a stupirci esaltando un uomo che è stato capace di sollevare le masse e di emozionare giovani e meno giovani.
So bene che quando si parla di emozioni c'è qualcuno che storce il naso. Lo faccia pure a me poco importa.
La nostra umanità richiede anche emozioni forti e profonde capaci di scuotere il nostro quotidiano sempre troppo freddo e troppo scontato. Grazie Giovanni Paolo II per aver saputo toccare le corde delle nostre emozioni, di averci fatto sorridere, di averci fatto commuovere e piangere, di averci donato un esempio di vita così particolare.
Grazie davvero !!!
PS Ho scelto la foto che vedete perchè Frere Roger, fondatore della Comunità di Taizè, è stato un grande amico di Giovanni Paolo II e perchè con la sua dolcezza e profondità ha saputo toccare, anche lui, il cuore di tanti giovani di ogni parte del mondo.
Nel silenzio il nostro cuore riesce per davvero a trovare una strada verso la felicità.
sabato 29 gennaio 2011
Beati i poveri "in spirito" perchè di essi è il regno dei cieli

Sebbene Matteo all'affermazione "Beati i poveri" faccia seguire "in spirito" che non c'è in Luca facendo pensare che questa beatitudine si rifesca tanto ai poveri che ai ricchi appare più logico e più verosimile affermare che Gesù, con questa prima beatitudine, con la quale inizia il discorso sul monte, faccia riferimento, invece, alla povertà materiale. D'altra parte egli stesso e i suoi discepoli la vivono nel loro pellegrinare tra strade e sentieri della Galilea e Giudea.
E allora? Allora la povertà, unita all'umiltà, appare una situazione di vita che introduce con maggiore facilità nel Regno dei cieli così come mi è capitato di vedere in una situazione di vita che ho vissuto ieri sera.
Proprio ieri sera, infatti, nella parrocchia dove svolgo il mio ministero ho incontrato, per caso, una giovane mamma di tre figli. Il più grande frequenta la terza elementare e l'ultimo ha due anni. Mentre stavamo chiacchierando è scoppiata in lacrime. Il marito da tre anni è disoccupato. Si arrangia con qualche lavoretto d'estate mentre in questo periodo le occasioni di lavoro sono veramente poche. Hanno un mutuo da pagare di € 400,00
E' tutta la sera che ci penso e mentre scrivo questo post il mio pensiero vaga alla ricerca di un possibile aiuto da dare. La Caritas? Certo, mi sono informato. Questa famiglia è già in carico e riceve quel poco che viene distribuito. Ma è sufficiente? E' giusto che non possano avere un lavoro che conceda loro libertà e dignità? Non credo proprio. Sia lei che il marito hanno appena 30 anni. Forse lui, ho pensato, non ha molta volontà di lavorare? No. Mi dicono che è un ragazzo volenteroso. Ma quanti sono in questa situazione?
Mi sembra che simili situazioni vadano sempre più aumentando e non si intravedono possibili vie d'uscita. La classe politica nazionale appare affaccendata in tutte altre cose e c'è una guerra di tutti contro tutti. E i poveri nel frattempo che fanno? La situazione è drammatica.
E' vero, il Signore ci assicura il "regno dei cieli" e siamo chiamati a fidarci e affidarci ma nel frattempo noi che possiamo fare concretamente?
Iscriviti a:
Post (Atom)




